A voce scritta di Roberto Uggeri: “The imitation game”

The imitation game

A voce scritta di Roberto Uggeri: “The imitation game”

Roberto-Uggeri

In poche parole: meglio furbi che forti. Oppure, la vera forza sta nell’astuzia.
Potremmo riassumere così il messaggio, in realtà assai più complesso, che ci consegna la mente brillante di uno dei padri dell’era moderna.
Se non fosse per lui io non sarei qui a scrivervi. Voi non potreste leggermi. Tutta la storia, dalla metà del secolo scorso ad oggi, sarebbe diversa se non ci fosse stato Alan Turing.
Eppure morì suicida, a soli 41 anni, dopo un anno di terapia ormonale imposta da un giudice inglese per “sopirne le tendenze omosessuali”.
Proprio così, nella “civilissima” Gran Bretagna, fino al 1967, l’omosessualità era considerata un reato da punire e reprimere.
Forse, anche per questo, ma non solo, la sue intuizioni furono coperte dal segreto di Stato per cinquant’anni. Eppure fu proprio grazie alla macchina che ideò e realizzò che fu possibile decrittare il codice Enigma utilizzato dalle forze dell’Asse durante la seconda guerra mondiale. Grazie al suo gruppo di lavoro, che comprendeva i migliori matematici e crittografi dell’epoca, gli storici stimarono che il conflitto finì due anni prima risparmiando 14 milioni di vite.

Solo il 24 dicembre 2013 la regina Elisabetta II elargì la grazia postuma per Alan Turing.

the imitation game
“The imitation game” ne traccia la parabola umana e professionale con ritmo incalzante.
La regia da Oscar è di Morten Tyldum, l’interpretazione, ciclopica, dell’algido Benedict Cumberbatch.
Sicuramente, con Big Eyes e American Sniper, uno dei tre film da non perdere in questo primo weekend del 2015.
Sceneggiatura, fotografia e colonna sonora ne fanno una pellicola che resterà nella storia.
Il tema fu trattato, per la verità, già nel 2001 nella pellicola “Enigma”, tratta da un romanzo di uno dei padri del genere ucronico, ovvero Robert Harris, ma in quel caso il personaggio di Alan Turing rimase marginale e sullo sfondo, stavolta, invece e giustamente, diventa figura centrale per descrivere, con logica matematica, quanto il suo apporto finì per essere fondamentale nella vittoria alleata sul nazifascismo.
Proprio come la sua “macchina”, antesignana dei calcolatori moderni, sono molteplici e svariate le chiavi di lettura, ma una su tutte torna a qualche ora dalla visione, quando la storia ha trovato tempo e modo per sedimentare nell’animo dello spettatore, ovvero: “Sono le persone che nessuno immagina che possono fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare”.

The imitation game