“A voce scritta” di Roberto Uggeri: WOODY ALLEN – “MAGIC IN THE MOONLIGHT”

“A voce scritta” di Roberto Uggeri: WOODY ALLEN – “MAGIC IN THE MOONLIGHT”

Roberto-Uggeri

 

 

È tornato Woody Allen in forma come un tempo.

Quasi commovente nelle sua introspezione nichilista. Ma anche appassionato, poetico, persino romantico! E temo sia una delle cose peggiori che gli si possano dire!

Ancora una volta la trama e i dialoghi sono una meravigliosa sfida intellettuale per il pubblico: il regista newyorkese non ammette cali di attenzione.
Sempre innamoratissimo dell’Europa, ambienta la sua ultima storia in una sfolgorante Costa Azzurra da Belle Epoque nella quale una seducente e sedicente giovane medium pare compiere miracolosi prodigi. Per questo motivo un prestidigitatore chiede ad un amico mago di fama mondiale di smascherare la fanciulla.
Si scontrano due mondi apparentemente agli antipodi: ragione e irrazionale.
Il brillante illusionista non crede a nulla che possa, anche solo lontanamente, essere associato al mondo del sovrannaturale.
A tratti si chiede se provi più ripulsa per coloro che ingannano il prossimo, con miseri trucchetti, o per gli sciocchi che si fanno imbrogliare.

Ma attenzione perché niente è come sembra. Non lasciatevi ingannare dall’assunto che la magia parrebbe esistere.
Nel feroce illuminismo dell’impeccabile Colin Firth, doppiato dalla voce “cattiva” di Stefano Benassi che abbiamo imparato a conoscere sul volto del due volte premio Oscar Christoph Waltz, “non esiste nulla, dal tavolino a tre gambe dei medium fino al Vaticano”.
Diciamolo subito, il depresso, nevrotico, che non crede in niente e sublima tutto nella sua arte è adorabile!
Tale è il fascino di un simile pessimista che, a poco a poco, ci si spinge a sperare che abbia ragione lui e che non esista un aldilà. Sarebbe tutto più semplice o, nel caso esista, che “sia un posto dove ci si trovino buoni ristoranti”.
Il disinteresse del protagonista per qualsiasi cosa è spassoso. Come si può dargli torto quando, invitato a fare birdwatching, risponde asciutto: “perché perdere tempo a guardare piccole creature alate mentre mettono in scena l’inutile lavorio della natura?”
Allo stesso modo però ci si interroga su chi voglia vivere con pessimista barboso ed egocentrico, chiuso in sé stesso..?..
Colin-Woody si domanda, nel suo smisurato delirio di onnipotenza, se sia l’unica persona sana rimasta sulla terra?
Come sempre si pone quesiti destinati a restare senza soluzione, perché sono più grandi di noi, miseri esseri umani.
Aleggia palpabile nel corso di tutto il film l’angoscioso dilemma:
“E se la tediosa, tragica, realtà della vita fosse davvero tutto quello che c’è?”.
Ma poi succede l’imprevedibile: qualcosa si incrina nelle granitiche certezze del protagonista. L’amore sembra essere la risposta. Inaspettatamente la vita non gli appare più bieca, tediosa e profittevole.
Resterà, comunque e per fortuna,  sapidamente cinico, come quando esclamerà alla ragazza, rapita dal suo sarcasmo: “È questo il bello dell’intelligenza! Non bisogna mai disperare, si può sempre risvegliare, persino la tua!”.
È chiaro però che gli interrogativi principali sui quali ci sollecita il plot sono quelli esistenziali: “Perché si viene al mondo e senza aver commesso alcun crimine … si muore?”.
Quel che scuote è però la sensazione spiazzante che il mondo non sia razionale e prevedibile.
Al punto che credere in qualcosa di sovrannaturale possa essere anche un conforto. Allen lo fa dire a un uomo pieno di disprezzo per chi si affida all’idea che esista un Dio.
Un uomo che ha sempre sostenuto che fosse infantile credervi.
Eppure si intravede la possibilità di un disegno più grande, qualcosa di più alto e, come tale, impossibile da spiegare e incasellare.

Tutto questo non scalfirà la sfiducia nel prossimo laddove Stanley, sguardo principale e voce narrante, amaramente chioserà, dopo aver inteso di essere vittima di un inganno: “Sono un misantropo e che le persone facciano cose inammissibili non contrasta con la mia visione della realtà”.
A nulla varrà la difesa di chi gli dirà di averlo fatto felice donandogli una visione più ottimistica e serena del mondo. Secco rintuzzerà: “Ero felice come può esserlo un essere inferiore e la felicità non è una normale condizione umana”.
Fermo sulle sue posizioni a difendere con fierezza la sua reputazione che rischia di finire derisa e vilipesa.

A proposito: qual è il confine tra sano orgoglio ed ego smodato?
L’ottimismo aiuta a vivere meglio? Come a dire che un pizzico di illusione dia più serenità. O forse è l’ignavia dell’ingenuo a dare serenità?
Magic in moonlight, tra lustrini e pailettes dell’epoca d’oro del jazz, offre a Woody Allen l’occasione per tornare sulla sua domanda preferita, formulata in forma di fittissimo dialogo quando la diafana Emma Stone, con candore che nasconde l’inganno, abbozza: “Non vuoi perdonarmi?”.
Per tutta risposta troverà un perentorio: “Io non posso perdonarti, solo Dio può farlo…”
Ed è quel punto che la tenera Sophie, smarrita, azzarderà: “Ma tu hai detto che Dio non esiste…”, per sentirsi ribattere, senza scampo: “Hai afferrato il concetto”.
Ancora una volta, tra le righe del testo, appare Nitzche, con Kierkegaard, tra i filosofi più amati di Allen. Più d’una le citazioni dell’autore di “Ecce Homo”, su tutte: “Quello che non mi uccide mi rende più forte”.
Sui titoli di coda resteranno sospese le domande più evidenti: meglio fare scelte razionali o d’istinto? Col cuore o con la testa?
Il rischio qual è? Quello di commettere un errore? Anche se fosse? Chi di noi non ha preso qualche cantonata nella vita?
Eppure siamo ancora tutti qui. A volte bisogna pur fare una follia per sparigliare le carte alla sterile logica!
Il mondo potrà anche essere privo di scopo ma non di “magia”.
In fondo il genio di Brooklyn ci ha raccontato la storia di un uomo che cerca solo “un segno”.
Forse l’unico modo per sentirlo è tenere, non solo gli occhi ma, soprattutto, il cuore aperto. E avere fede, in qualcosa o qualcuno.

Roberto Uggeri è “On Air” ogni sera dal lunedì al giovedì su RTL 102.5 dalle 23:00 all’1:00 con Francesca Cheyenne in “PROTAGONISTI”

Dal sito di RTL 102.5:

Roberto Uggeri

Primo impiego in radio a 16 anni. Lavora in molte emittenti locali e regionali. Collabora con studi di doppiaggio e pubblicità. Tiene seminari, lezioni e corsi con gli studenti universitari e di numerose scuole di comunicazione e conduzione radiofonica. Dopo cinque anni a Gamma Radio e quattro a Circuito Marconi, dal 2000 entra nel gruppo RTL 102.5. Inizialmente collabora con la redazione, conducendo il “Giornale Orario” e alcuni programmi informativi. Nel 2004 esordisce come autore e conduttore del “Crazy Club Revolution”. L’anno seguente conduce “Certe Notti”. Dal 2006 è al timone di “Protagonisti”, dal lunedì al giovedì dalle 23:00 all’1:00.

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